Le 25 storie di energia.

Energia 25

Lucio
Battistuta

I colori della mia vita

Prima ancora di Connection, è nata l’amicizia che mi lega a Roberto. Per puro caso, una sera, attorno a un tavolo imbandito per festeggiare il suo compleanno. All’epoca io ero tornato da poco da un lungo viaggio in Canada.

Portavo a casa nella mia mente i colori e i paesaggi delle praterie e mi ricordo che avevo una forte energia nel dipingerli sulle tele anche di notte. E una di queste tele fu il mio regalo per il compleanno di Roberto, che non avevo mai visto prima d’allora.
I colori di questo dipinto erano e sono tuttora i colori che rappresentano il logo di Connection e sono i preferiti di Roberto.

25 anni fa avevo 39 anni e lavoravo in ufficio tecnico per un’azienda metalmeccanica. Coltivavo da sempre la passione per la pittura e per l’arte in generale. Sono di origine veneta e sono nato in provincia di Venezia, trasferito a 6 anni in provincia di Pordenone dove abito tuttora, nel comune di Porcia.

Il tempo fece maturare una serie di occasioni e coincidenze che saldarono ancora di più il rapporto tra me, Roberto e Sabrina. Venne tutto naturale, come un gioco tra ragazzi. Se penso all’energia e alla sinergia che c’è tra noi penso a un gioco perché Roberto è sempre quello che lancia l’idea e io sono sempre pronto a seguirlo in un nuovo progetto. Senza farsi tante domande.

La fiducia è libertà. Un luogo che mi fa star bene… È difficile sceglierne uno perché il mondo è pieno di luoghi fantastici. Per me è importante con chi condividi un’esperienza, è quello che fa la differenza, che ti fa apprezzare quello che hai. Nella mia vita ho vissuto molte esperienze, Roberto ne è testimone. Mi ritengo fortunato per questo, perché ho imparato che posso ricevere energia positiva anche in una sera in cui manca l’elettricità a causa di un temporale, magari con la luce di una candela che illumina un volto di una cara amica.

Su un’isola deserta porterei la fotografia della mia attuale compagna di vita, una matita e un blocco di carta. Il miglior consiglio che abbia ricevuto, e ce ne sono tanti, perché da quando nasci tutti ti dicono cosa fare, me l’ha dato mia moglie ed è una sola parola. Leggerezza.

Renzo
Botter

Il mio lavoro, il mio mondo

Roberto è una persona corretta, che stimo e con la quale
si è creato un rapporto amichevole.
Collaboro con lui dall’inizio e lo faccio con molto piacere.
Più di una volta è capitato che portassi direttamente io, in furgone, le forniture. Quando si crea un certo tipo di rapporto, basta una telefonata.

Quando è nata Connection, molto probabilmente ero nello stesso posto in cui sono adesso, ovvero nel mio ufficio. L’azienda si trovava in via Treviso a Silea, un capannone di 2000 mq che dopo un po’ ha iniziato a starci stretto. Rispetto a 25 anni fa, siamo cambiati noi, è cambiato il mondo. La mia azienda si è internazionalizzata, ma la mia routine è sempre la stessa. Sveglia alle 5 e alle 6 sono a lavoro.

Con i miei fratelli, siamo partiti da zero. Zero vuol dire zero.
Io ero il più piccolo. Nel primo periodo, anziché portar soldi a casa, ho continuato a investire nel mio sogno. Volevo di più.
E ci ho sempre creduto. Fare sacrifici fa parte della mia vita, del mio carattere, mi sembra normale così. Sono cose che hai dentro, caratteristiche che vedo anche in altri imprenditori della mia generazione. In anni diversi, forse anche più difficili, noi eravamo sempre in azienda, fino alle 10 di sera. Senza passione, non vai da nessuna parte.

All’inizio si faceva un po’ di tutto. Produzione, vendita, manutenzione delle fabbriche… Eravamo 5 fratelli e ognuno seguiva un po’. La grande sfida è stata fare il passo successivo. Abbiamo rivoluzionato il nostro modello, intercettando per la prima volta i distributori. Così, un giorno, abbiamo creato il nostro primo listino. Era disegnato a mano, una cosa molto artigianale, completamente fatto in casa. Ce l’ho ancora quel pieghevole da qualche parte.

Il posto che mi trasmette più energia è il mio capannone, ci abbiamo messo anni per averlo. È la mia abitazione principale. Vado in ferie qualche giorno all’anno, ma ho subito voglia di tornare.

Su un’isola deserta porterei del materiale per scappare via.
O costruirei qualcosa con quello che trovo sul posto.
Ma di sicuro scapperei, non posso stare senza far niente.
Dal mio papà ho imparato che bisogna essere pronti al sacrificio
e che, se hai uno scopo, nulla di ciò che fai è un peso.
Lui non parlava molto e anch’io ai miei figli non do molti consigli.
È attraverso l’esempio che si trasmettono gli insegnamenti
più importanti.

Sisto
Bravo

L’alba di un giorno nuovo

Sono stato il consulente fiscale e del lavoro di Connection, dalla costituzione della società fino a qualche anno fa. Quindi posso dire di conoscere Roberto e la sua azienda molto bene, nelle persone e nei numeri.

Quando è nata Connection, 25 anni fa, ero un uomo curioso, aperto all’innovazione, e lo sono ancora. Consulente di impresa in CNA in qualità di direttore. Ciò che ha ispirato e alimentato la mia crescita è una innata curiosità e la voglia di dimostrare le mie qualità. Naturalmente, il team è fondamentale per ottenere qualsiasi risultato e tutti i miei clienti e i miei collaboratori mi hanno aiutato a raggiungere i miei obiettivi professionali.

Moltissime sfide hanno caratterizzato questo percorso. Dall’apertura di uno studio-associazione in un’area geografica poco conosciuta e senza clienti, passando per gli studi universitari affrontati in età matura, fino agli esami di stato sostenuti per l’iscrizione a ruoli e albi.

Una cosa che mi fa stare bene è guardare un paesaggio all’alba. Faccio il pieno di energia quando posso stare con la mia famiglia e quando ho la possibilità di fare un bel giro in moto. Su un’isola deserta porterei tre libri: Il nome della rosa, Se questo è un uomo, L’insostenibile leggerezza dell’essere. O le poesie di Pablo Neruda. Il miglior consiglio che ho ricevuto è quello di circondarmi di persone più brave e capaci di me.

Francesco
Caldart

In cammino verso se stessi

La fiducia è una cosa che si costruisce nel tempo e quando la ricevi devi custodirla come se fosse la cosa più preziosa. Questo è quello che è successo con Connection. Il rapporto con Roberto si è sviluppato in maniera molto naturale ed è nata una bella amicizia.

Ho sempre avuto una vocazione commerciale. I miei genitori avevano un negozio e quando venivano gli agenti ero molto affascinato da quel mestiere e da quel tipo di vita. Ma ho fatto anche tante altre cose. Ho fatto il perito edile. Ho fatto l’arbitro di calcio e ho frequentato molto l’ambiente sportivo, creando bellissime amicizie con dirigenti e giocatori.

Poi ho iniziato a occuparmi di elettronica industriale.

Quando ho iniziato non c’erano ancora le zone industriali di adesso, la maggior parte delle aziende erano in garage o in piccole botteghe. Il mercato era molto diverso, meno strutturato rispetto a ora. Molte persone che ho incontrato mi hanno ispirato e aiutato a crescere. Ho da tanti anni un socio con cui lavoro molto bene e mi stimola molto creare un rapporto autentico con le persone, anche sul lavoro.

A volte mi godo qualche ora in solitudine e quando sono solo penso spesso a cosa posso fare per dare di più agli altri. Gli alti e bassi ci sono sempre, in ogni percorso. Io ho sofferto molto le restrizioni dovute al Covid. Non potevi muoverti, non potevi andare a trovare i clienti, era difficile avere rapporti umani.

Nel nostro lavoro è una sfida continua. Innovarsi continuamente è fondamentale. Stare sempre al passo coi tempi è quello che ci ha fatto crescere come azienda.

C’è più di un luogo che mi trasmette energia positiva. Per esempio, mi piace camminare nei boschi. Per lavoro, sono sempre in macchina e cammino poco, quindi il Sabato e la Domenica mi piace passeggiare nei boschi, e alla sera in città.

Tre cose da portare su un’isola deserta? Per me il cellulare è importante, visto che ci lavoro. Poi porterei una doccia, perché soffro se non posso farne una la mattina e una la sera. E poi… Forse un ombrellone per non scottarmi? Le cose importanti le porti dentro di te dovunque tu vada, il rispetto per le persone, la libertà, l’educazione.

L’importanza del rispetto me l’hanno insegnata i miei genitori. Così come a credere in sé stessi e nel prossimo.

Per essere felici è importante avere coraggio.

Enrico
Canzian

Un sorriso per non mollare

Sono approdato in Connection quattordici anni fa e posso dire che l’azienda è cambiata molto da allora. È cresciuta numericamente, tecnologicamente e anche il modo di pensare è migliorato.

Posso dire di lavorare in un’azienda dinamica e sempre alla ricerca di nuove sfide, e questo approccio mi fa vivere il lavoro come una passione, un’attività che non mi pesa affatto, e la possibilità di potermi mettere in gioco ogni giorno mi stimola ancor di più. 25 anni fa ero un bambino che viveva la sua vita andando a scuola e passava le giornate a giocare con i propri amici.

La mia vita, naturalmente, è cambiata molto da allora.

Il lavoro in Connection ha aiutato molto la mia crescita personale e la cosa che mi ha reso più orgoglioso è stata essere nominato Capo Linea, perché Roberto ha creduto in me. Nei mesi, anzi, negli anni precedenti a questa promozione mi sono impegnato molto e la mia voglia di crescere all’interno dell’organico aziendale è stata premiata. Le continue sfide giornaliere stimolano e alimentano la mia giornata lavorativa.

Ho il privilegio di poter affrontare ogni opportunità insieme al mio team, un reparto forte, con molto carattere e insieme troviamo sempre il modo di gestire nuove commesse. Una sfida importante che ho dovuto affrontare è stata superare un grave infortunio avvenuto nel Dicembre del 2017. Purtroppo si tratta di un infortunio alla mano sinistra che nel mio lavoro così come nella vita quotidiana è uno strumento fondamentale.

Fortunatamente, l’evento non ha inciso molto nella mia routine e, soprattutto grazie all’aiuto di persone a me care e al mio carattere, sono sempre riuscito ad affrontare la vita con il sorriso senza abbattermi mai.

Non ho un luogo in particolare che mi trasmette energia positiva. Più che il luogo, sono le persone. Le persone che solo a guardarle ti mettono il sorriso, quelle che ti fanno sentire leggero, senza ansie e preoccupazioni. Penso alla mia bambina Celeste, di 2 anni e mezzo. Alla fine della giornata lavorativa, quando sono stanco e vorrei solo arrivare a casa per fare una doccia e stare tranquillo, trovo lei che sorride dicendo papà giochiamo un po’. In quel momento tutta la stanchezza svanisce e mi godo le poche ore che posso trascorrere insieme a lei.

Il miglior consiglio l’ho ricevuto da mio padre che dice non arrenderti mai. Ho sempre cercato di farmi forza, credendo nelle mie capacità.

Valentino
Canzian

L’acqua e la roccia

Il mio rapporto con Connection è basato sullo star bene nel luogo dove lavoro. Sul forte legame che ho con i miei colleghi. Sulla condivisione di una visione strategica basata sulla ricerca dell’innovazione e sul miglioramento dei processi.

La cosa più importante è che in questi anni non mi sono mai sentito considerato come un numero.

Comunicare direttamente con il datore di lavoro se c’è bisogno è un privilegio non indifferente. La mia crescita professionale è stata alimentata inizialmente dai colleghi che erano con me quattordici anni fa in produzione. Mi hanno insegnato il lavoro in fabbrica.

Per quanto la scuola ti possa preparare, non capisci cos’è il lavoro finché non ti trovi a varcare il cancello che ti porta alla tua postazione, dove ci sono i tuoi compiti e le tue responsabilità. Ho avuto il piacere di confrontarmi varie volte anche con Luca, il nostro responsabile ufficio tecnico.

Abbiamo parlato di curiosità, progetti e realizzazioni di opere extra azienda. Ciò mi ha dato modo di acquisire una maggiore consapevolezza su come funziona il settore elettrotecnico.

Le sfide più significative che ho affrontato nel mio percorso lavorativo hanno a che fare con l’essere diventato responsabile di linea. La responsabilità di gestire i miei colleghi organizzando il lavoro, aiutandoli nel momento del bisogno e raggiungendo gli obiettivi richiesti dall’azienda.

La conquista più grande è aver ottenuto la fiducia del mio titolare e il rispetto dei miei colleghi. È facile dirlo adesso, ma io ho sempre creduto in Connection, e non ho mai mollato, anche quando i carichi di lavoro in certi periodi mi portavano a essere meno efficiente.

Più che un luogo a me trasmette energia positiva il rumore dell’acqua. Non il suono del mare, ma quello dei torrenti o dei fiumi dove si sente in alcuni punti lo scroscio dell’acqua e il rumore che si crea quando la corrente scorre veloce tra le rocce. Chiudendo gli occhi, è come se la stanchezza e la quotidianità svanissero, rimpiazzate dal benessere di questa energia positiva.

Il consiglio più importante che ho ricevuto è ottieni la fiducia di chi ti sta accanto e avrai il loro sostegno quando ne avrai bisogno.

Daniele
Cesconetto

Passo dopo passo

La mia connessione principale con Connection è il rapporto che mi lega a Roberto. C’è un’amicizia sincera che dura da tanti anni. Per un breve periodo ho anche contribuito alla vita aziendale perché ho allenato i dipendenti dell’azienda. Alla sera, dopo lavoro, andavamo a correre per allenarci.

Così abbiamo preparato la mezza maratona a Jesolo. L’abbiamo fatta tutti insieme, ognuno con il suo passo.

È stata proprio una bella esperienza. Se ripenso a me stesso 25 anni fa, penso a un ventenne con tanta passione per la corsa, un amore nato durante il servizio militare. Correvo già da qualche anno le lunghe distanze, ma anche corse podistiche oltre ai classici 42 chilometri della maratona. In quel periodo mi ispiravo ai pionieri dell’ultramaratona, Lucio Bazzana e Antonio Mazzeo su tutti.

Le più grandi sfide che ho affrontato in questi anni sono state sicuramente la Piancavallo Indoor 12h. 102 chilometri in un percorso al coperto di 176 metri. Ma anche la 6 Jours d’Antibes, dove sono riuscito a percorrere 610 chilometri su un percorso circolare di 1 chilometro, il record del mondo di maratone su tapis roulant, 62 maratone in 62 giorni consecutivi e l’Everesting, una sfida personale che prevede di percorrere un tratto di strada in salita tante volte quante a raggiungere l’altitudine dell’Everest (8.848 m s.l.m.).

La montagna e i boschi sono il mio habitat naturale, il posto che più amo e dove vado quando sento il bisogno di ricaricarmi. Tre cose alle quali non potrei rinunciare su un’isola deserta sono un paio di scarpe da running, un libro e il mio dolce preferito, il tiramisù. I

Il consiglio più saggio che abbia mai ricevuto è che il passato non lo puoi cambiare, il futuro non lo puoi prevedere, l’unico tempo che puoi vivere è oggi.

Luigi
Comito

Fedele alle radici

Conosco Roberto da quando era ragazzo e non ci siamo mai davvero persi di vista. Entrambi siamo partiti 25 anni fa con le nostre rispettive attività imprenditoriali e abbiamo sempre fatto il tifo l’uno per l’altro.

Prima di mettermi in proprio, facevo l’autista in un magazzino edile. Avevo sempre avuto voglia di mettermi in gioco con un’attività tutta mia e così nel 1999 ho deciso di fare il grande passo. Ho creato l’azienda che conduco ancora oggi, lavoriamo nel settore edilizio.

Ciò che più di tutto ha stimolato la mia crescita personale e professionale in questi anni è stata sicuramente la mia famiglia. Mi riferisco a mia moglie Carla, mia figlia Anna e mio figlio Nicola. Sono la mia forza. Passare del tempo a casa con loro mi trasmette tutta l’energia positiva che serve per far funzionare le cose a lavoro. Il mio percorso è stato una sfida continua.

Ho iniziato facendo l’autista fino a diventare un impresario. Sono partito da zero, all’inizio non sapevo ancora fare il mio lavoro, ma avevo voglia di arrivare, di impegnarmi, di mettermi in gioco. Alla fine sono riuscito nell’impresa di avere qualcosa di mio e la mia azienda è riuscita a farsi un nome nel settore. Posso dire di essere soddisfatto perché ho raggiunto il mio obiettivo.

Esiste più di un luogo che mi fa stare bene. Ad Agosto mi piace andare nella mia terra natale, la Calabria, lì trovo i miei fratelli, il mio mare. Un’altra cosa che mi trasmette energia positiva, è andare a camminare all’alba, prima di iniziare il lavoro. Ascoltare musica mi rilassa e mi rende felice, ma anche fare grigliate, cucinare una bella costata.

Se un giorno dovessi finire su un’isola deserta, come prima cosa penserei alla sopravvivenza. Potendo scegliere tre cose da portare, sicuramente vorrei un bel coltello per procurarmi del cibo e per costruire utensili e magari un alloggio. Porterei anche il mio cane Floyd, sarebbe il compagno ideale per questa avventura perché è affidabile e di compagnia. Poi porterei un accendino perché il fuoco è indispensabile per molte cose.

Il miglior consiglio che abbia mai ricevuto è di un amico calabrese. Le sue parole mi hanno spinto a partire dalla Calabria per trasferirmi in Veneto. Erano gli anni ’80 e in Calabria la vita non era facile. A Conegliano avevo un appoggio importante, le mie sorelle, e presto conobbi anche Carla. Sono contento di come sono andate le cose. Non cambierei nulla.

Antonio
Costantini

La forza dentro la quiete

Roberto è un mio amico e un mio cliente. Ho l’opportunità di lavorare con lui praticamente da quando ci siamo conosciuti, circa tredici anni fa. Lui lavorava più a stretto contatto con un mio collaboratore dell’epoca, anche se alcuni corsi interaziendali li faceva direttamente con me. Dopo un po’ il collaboratore lasciò il nostro gruppo e io portai avanti il programma di lavoro concordato con Roberto.

Venticinque anni fa, quando è nata Connection, io ero un manager di una grande società per azioni nel settore della moda, facevo parte di un consiglio di amministrazione allargato per volontà del titolare dell’azienda, occasione che mi aveva dato l’opportunità di essere coinvolto maggiormente nel business. A quei tempi non avevo ancora moglie né figli, la mia vita era focalizzata unicamente sul mio lavoro. Da lì a un paio d’anni cambiai in modo radicale la mia professione per dedicarmi a ciò che faccio ora, il miglioramento delle persone.

Questa evoluzione personale trae ispirazione da un’azienda di formazione che conobbi nel 2002 e che rappresentò la scintilla per questo nuovo innesco professionale dove opero tuttora.

Decidere di lasciare un posto fisso da manager ben pagato per riaprire la partita IVA è stata una prima grande sfida.

La seconda è stata andare contro tutto e tutti, genitori, moglie, amici, per seguire il mio sogno di far stare bene le persone.

Poi ce ne sono state tante altre. Alcune mi hanno fatto incenerire denaro e salute, ma l’energia che producevo era troppo potente per fare un passo indietro. Infatti ne sono sempre uscito a testa alta e ho sempre trasformato le situazioni in opportunità.

Esiste un posto in particolare che mi fa stare bene e che mi trasmette energia positiva. È un bellissimo bosco sull’altopiano di Asiago, distante dalle strade e dai rumori. Lì c’è un cimitero inglese della prima guerra mondiale e per me è un luogo veramente speciale, quando ci vado riesco a collegarmi con tutto l’universo. Per me l’energia è il verde del bosco, la natura e la gioia che mi danno le persone quando le aiuto.

Se potessi portare solo tre cose su un’isola deserta, porterei i miei tre figli. Anche se, molto probabilmente, loro non sarebbero d’accordo.

Il miglior consiglio che ho ricevuto è di non aver mai paura di colpire per una giusta causa. Un insegnamento che si è rivelato fondamentale nel mio percorso.

Sabrina
Dario

Le onde nell’aria

Una cosa che mi piace è che in Connection io sono la Sabry e non la moglie di Roberto. Incontro i ragazzi soprattutto nelle occasioni di aggregazione, come ad esempio cene, eventi che organizziamo per il team, momenti di svago, cose così.
Cerco di essere sempre me stessa, semplice e socievole, pur muovendomi in quella terra di nessuno dove non sono né una collega, né la titolare.

Non ho mai percepito alcun distacco nei rapporti tra le persone, ma solo connessione e umanità, e questo è il clima che ha sempre voluto Roby.

Alla nascita di Connection, ero una ragazza che si riaffacciava alla vita dopo un lungo stop per un problema di salute.
Stavo riacquistando la spensieratezza, l’allegria, la vivacità
e l’energia che si devono avere a vent’anni.

Ritornavo al lavoro di assistente di studio odontoiatrico che tuttora svolgo. Era un momento di rinascita generale. Una cosa che ha alimentato e ispira ancora la mia crescita è la ricerca di far sentire bene le persone che mi stanno intorno.

Mi sento bene quando riesco a stabilire una connessione positiva con coloro che incontro, sia a lavoro che al di fuori di esso.

La più grande sfida che ho affrontato nel mio percorso di vita è stata ritornare a essere una persona con la quale sia piacevole interagire. Mi sono lasciata alle spalle le brutte esperienze vissute, per essere la miglior versione possibile di me stessa.

Un luogo che mi fa stare bene e che mi trasmette energia positiva è il mare. Mi piace guardarlo dall’alto, pensandolo nella sua forza e grandezza. L’energia più forte me l’ha trasmessa il mare della Bretagna. Le onde che si infrangono sull’alta scogliera arrivano con una forza indescrivibile, riempiono l’aria di un’energia che si può percepire fisicamente e mentalmente.

Dovendo scegliere solo tre cose da portare su un’isola deserta, porterei con me un quadernetto e una penna a punta morbida, così i pensieri da annotare escono quasi da soli, fluiscono veloci. E poi, il marito. Si può? Non è propriamente una cosa, ma vorrei portarlo con me ovunque.

Il miglior consiglio che ho ricevuto mi ha aiutato a non trovarmi in difficoltà rispetto alle aspettative e alle conseguenti delusioni che si possono ricevere nella vita. Mi ha dato la consapevolezza che vedere le cose in modo diverso, sentire anche con la parte emotiva, è un dono e non la normalità.

Michele
Dassiè

Granelli di serenità

La mia storia in Connection inizia diciotto anni fa, nell’Agosto del 2006, anno da ricordare anche per la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio. Il calcio è una delle mie più grandi passioni e fin da quando ero più giovane mi ha sempre trasmesso energia positiva.

Quando è nata Connection ero solo un bambino di 12 anni che frequentava la scuola media e che nel tempo libero si trovava con gli amici a tirare due calci a un pallone. Sia nello studio che nel gioco ho sempre messo il massimo impegno perché ciò che mi caratterizza sono il rispetto e la dedizione. Il mio percorso scolastico mi ha portato a incrociare la mia strada con quella di Connection e tramite la scuola ho iniziato una collaborazione che poi è diventata il lavoro della mia vita.

Oggi considero Connection come casa mia. Per me è stato il primo vero approccio al mondo del lavoro e i primi tempi non sono stati facili. Ho avuto la fortuna di crescere sotto l’ala di Roberto che mi ha sempre dato fiducia e ha sempre creduto in me. Ritengo che la sua grande visione imprenditoriale abbia portato Connection a crescere in maniera esponenziale.

Ci sono stati tanti cambiamenti in questi anni e sicuramente l’azienda sta avendo un grande successo. La crescita di Connection ha fatto in modo che anch’io dovessi affrontare continuamente nuove sfide. Due sono stati i passaggi importanti nel mio percorso: il primo riguarda il fatto che, da semplice operaio, Roberto mi ha assegnato il ruolo di responsabile di linea. Il secondo, avvenuto meno di un anno fa, riguarda il fatto che mi è stata affidata la gestione di un’ulteriore linea di produzione.

Non meno importanti sono state le persone con cui ho condiviso questo viaggio. I colleghi, gli amici e soprattutto la mia famiglia che mi è stata vicino anche nei momenti più difficili. In tutti questi anni ho sempre cercato di essere disponibile e corretto con tutti e ho capito che bisogna imparare ad apprezzare il bello di ogni persona. Cosa porterei su un’isola deserta? Quello che di più caro ho, mia moglie Marina e i miei due bimbi, Lionel e Dylan.

Sono loro che ogni giorno mi danno la forza e la motivazione necessaria ad affrontare le difficoltà della vita.

Il luogo che mi fa stare bene è sicuramente casa. Mi trasmette energia positiva anche la spiaggia di fronte al faro a Cavallino Treporti. Insieme alla mia famiglia trascorriamo lì le vacanze estive ma ogni occasione è buona per trovarvi rifugio anche durante l’anno perché è un posto che ci dà serenità e forza.

Gianna
Francescon

Il mare come la vita

Sono la consulente assicurativa sia per l’azienda che per la famiglia dal 1999. Nel tempo il rapporto si è piuttosto consolidato. Venticinque anni fa, quindi a metà del cammino della mia vita, ero appena approdata in questa nuova avventura personale e professionale.

Avevo fatto il grande passo di trasformare il mio lavoro da dipendente, sempre nel settore assicurativo, ad autonomo come subagente per un’importante compagnia assicurativa. Oltre a una personale voglia di crescere professionalmente, anche per dimostrare prima di tutto a me stessa che ogni sfida è una potenziale vittoria, i maggiori stimoli mi sono arrivati dalla mia famiglia e direi anche soprattutto dai clienti che mi hanno sempre spronata a dare di più credendo in me.

La maggior sfida è mantenersi sempre con la mente aperta, pronti a cogliere le opportunità che il continuo cambiamento offre ma anche pronti a ridurre al minimo le inevitabili crisi. Senza mai staccare lo sguardo dall’obiettivo, nel 2009 ho fatto un ulteriore salto di qualità diventando agente generale per una primaria compagnia di assicurazioni.

Il luogo che più mi rappresenta è sicuramente il mare con la sua immensità, le sue sfide, le sue intemperie, ma allo stesso tempo con il senso di tranquillità che trasmette. Il mare è come la vita, va vissuto, condiviso e amato.

Il mio posto preferito è a Muggia, dove abbiamo una piccola imbarcazione. Questa sì è la mia isola e sono circondata da cani. A tal proposito racconto un aneddoto accaduto molti anni fa. Mi ero recata, come spesso facevo, in Connection per una consulenza. Ho trovato Roberto emozionato e forse un po’ preoccupato in quanto tra i cespugli aveva trovato una cagnolina abbandonata e in stato di gravidanza. Lo sguardo di Roberto, la sua voglia di accogliere e accudire e la sua sensibilità verso questa piccola creatura spaventata mi hanno fatto sentire colpita e commossa. La Lila è poi entrata nella vita di Roberto, in ufficio era la mascotte e a casa una principessa. Io difficilmente riuscirei a rimanere in un’isola deserta per più di un giorno in quanto amo stare in mezzo alla gente e relazionarmi con le persone.

Porterei una canna da pesca o un’arma per la caccia, mio marito, che mi supporterebbe in questa esperienza, e poi la mia barca, per ritornare sulla terraferma.

Il miglior consiglio ricevuto è non prendere i no come un affronto personale. Me l’ha dato un amico e questa frase adesso fa parte di me.

Rudy
Lorenzetto

Una musica nel bosco

Con Roberto ci conosciamo da tanti anni e ci siamo coinvolti a vicenda in varie associazioni, amicizie, progetti e avventure, con l’ironia e la competitività che ci caratterizza. Roberto è il compagno ideale. La sua intelligenza, la generosità, il perfezionismo, quest’ultimo adattissimo per essere preso in giro, emergono sempre.

25 anni fa ero un giovanotto rimasto senza lavoro dopo il servizio di leva. Poi sono stato assunto in un grande gruppo, dove ho acquisito le conoscenze che mi hanno portato a fare il lavoro attuale.

Non avevo famiglia, ma avevo già al mio fianco una allora signorina che stava pianificando il nostro futuro. Era una vita completamente diversa, più leggera. Era un Rudy molto diverso. Oggi sono i miei figli ad alimentare la mia crescita. Il confronto con una generazione diversa è stimolante, pieno di sorprese e con continue necessità di cambiamenti. Mi sento vivo e coinvolto.

Le sfide più importanti sono state quelle familiari e lavorative: tre figli da crescere, educare e mantenere, con la grande incognita della vita e nessun manuale da studiare per diventare un buon papà. Poi i vari cambiamenti lavorativi, che per me sono sempre stati fonte di nuovi stimoli. A volte la vita ti presenta certi conti che sono difficili da superare. Quando perdi qualcuno di caro e continui a farti domande senza risposta. L’energia la ricavo dalla mia famiglia, con loro posso essere ovunque e sento chiaramente l’energia che sprigioniamo insieme. Il luogo che mi fa stare bene è il bosco che ho sempre frequentato, fin da piccolo. Mi rilassa e mi fa sentire in un ambiente sano, sicuro, che conosco. Su un’isola deserta porto un pallone! Mi aiuta a rimanere un po’ bambino. Poi una chiavetta con l’ultimo concerto dei Jungle, il primo album di Zetto e la registrazione del saggio di pianoforte di Princi. E un bel libro, per scappare con la fantasia. Fortunatamente ho e ho avuto sempre tante persone che mi vogliono bene. La cosa importante è imparare ad ascoltare, perché tutti abbiamo delle esperienze e un vissuto dal quale ricavare qualche consiglio. Spesso mi piace ricordare una raccomandazione del mio papà che mi diceva: Nella vita cerca di fare il bene, il male si fa da sé.

Luca
Lorenzon

Profumo di salsedine

Il mio rapporto con Connection è paragonabile a un fidanzamento che diventa un matrimonio felice. C’è stato il tempo del conoscersi, quando lavoravo solo il Venerdì e il Sabato. Il tempo dello stare insieme, con alti e bassi come in tutte le coppie. Il periodo di crisi, quando volevo lasciare l’azienda. Ma poi le cose cambiano e ho capito che qui potevo trascorrere ancora tanti anni felici.

Quando Connection è nata, ero un ragazzino con un motorino che studiava elettronica.

A scuola andavo piuttosto bene, ma non ero il classico secchione. Tutti mi volevano bene perché ho sempre valorizzato e considerato il lavoro di squadra come una grande risorsa. Sognavo di diventare qualcuno.

Visto il contesto in cui verranno lette le mie parole, sembra fatto apposta, ma chi ispira la mia crescita professionale è proprio Roberto.

Condivido la sua visione e ammiro le sue capacità nel raggiungere ciò che desidera. In lui vedo un esempio da seguire. Voglio crescere ancora e diventare quel qualcuno che sognavo 25 anni fa. Un matrimonio e due bambini sono le mie sfide principali e le sto affrontando con mia moglie. La bambina ha stravolto il mio modo di vedere il mondo e il lavoro. Se prima lavoravo e basta, grazie a lei ho imparato a valorizzare il tempo, a dare la giusta importanza alle cose e ad affrontare i problemi con più maturità. La sfida lavorativa più grande è stata arrivare dove sono adesso, responsabile tecnico e membro del consiglio di amministrazione. Mi sono battuto con chi non riconosceva le mie capacità e alla fine ho provato una soddisfazione immensa.

Il mare è il luogo che mi fa stare bene e mi trasmette serenità. Il profumo di salsedine, le onde sugli scogli. Adoro passeggiare in spiaggia, fare escursioni in barca a Burano, in particolare. È una fonte di ispirazione. Al mare ho pensato e risolto problemi di lavoro e ho chiesto la mano di mia moglie. Al mare non mi sento mai stanco, ma sempre propositivo.

I migliori consigli che ho ricevuto mi hanno spinto a studiare. Avere una base teorica e una formazione universitaria mi aiuta molto nel problem solving. Il peggior consiglio è quando mi hanno suggerito di cambiare lavoro. Per fortuna non l’ho seguito.

Nicola
Luca

Per amore della creatività

Sono il socio fondatore della Connection che è nata 25 anni fa. Ricordo di aver insistito molto con Roberto affinché ci mettessimo in proprio. Alla fine l’ho convinto e per fortuna lo abbiamo fatto. Eravamo giovani, ma avevamo tanta voglia di fare.

Prima di Connection lavoravo nella stessa azienda in cui lavorava Roberto. Eravamo amici da una vita ed era stato proprio lui a farmi assumere in quell’azienda. A un certo punto, abbiamo pensato di fare qualcosa di più, qualcosa di nostro, e così abbiamo posto le basi per creare Connection.

Roberto era il partner giusto per me, perché aveva quella parte razionale che a me mancava, mentre io ero e sono tuttora di indole più creativa e per questo ho sempre bisogno di cambiare. Credo che le nostre energie siano complementari e in qualche modo l’uno abbia alimentato la crescita dell’altro.

La vita dell’imprenditore è una sfida senza soste. Mi sono messo in gioco tante volte sempre in settori diversi e ogni volta ricominciando da zero. Ogni volta la vivo come una sfida personale, è qualcosa di cui ho bisogno per essere me stesso.

Un luogo che mi trasmette energia positiva è il castello di Conegliano e la vista che si può godere da lassù. Ogni volta che ho bisogno di stare da solo vado a guardare quel panorama. Anche dipingere mi dà molta energia e mi fa stare bene. Spesso dipingo dei cuori che hanno un significato molto importante per me.

Il miglior consiglio che ho ricevuto da qualcuno è quello di studiare sempre le persone che ti trovi davanti per capire come conquistarne la sua fiducia.

Diego
Mandarà

Libertà vista mare

Il mio rapporto con Connection è nato circa vent’anni fa, quando ho iniziato a essere un fornitore dell’azienda. 25 anni fa, alla nascita di Connection, io iniziavo la mia esperienza come responsabile commerciale di area Treviso-Belluno-Venezia per Elettroveneta, un’azienda che si occupa della distribuzione di materiale elettrico all’ingrosso.

Molte persone hanno ispirato e alimentato la mia crescita durante quel periodo, ma se dovessi citarne una in particolare, sarebbe il socio di mio padre, che era il direttore commerciale di Elettroveneta.

Le sfide in un percorso di crescita aziendale non mancano mai. Ricordo in particolare le strategie adottate dopo la crisi finanziaria mondiale del 2008-2009. La grande sfida è stata implementare lo sviluppo e l’espansione di Elettroveneta ben oltre i confini regionali, con acquisizioni mirate di altre aziende dello stesso settore.

Il luogo che più di altri mi fa stare bene e mi ti trasmette energia positiva è Lignano Sabbiadoro, dove trovo rifugio nel mio tempo libero non appena ne ho la possibilità.

Tre cose alle quali non rinuncerei mai, neanche su un’isola deserta, sono una camicia bianca, una racchetta da tennis e una scorta di Coke, preferibilmente zero.

Il miglior consiglio che ho ricevuto da qualcuno? Fare le cose da sé senza aspettare che si attivino gli altri per conto tuo.

Fabrizio
Maset

Calcoli di una forza imperiosa

Roberto Zuccaro come primo impiego è stato tecnico di laboratorio per la Direttiva Bassa Tensione alla SSQ, società partecipata e poi diretta dal sottoscritto. Si occupava dei test sull’equipaggiamento elettrico delle macchine. Quando la Società è stata ceduta, si è messo in proprio, sfruttando l’esperienza acquisita.

Io come professionista ho seguito Connection dall’inizio delle attività per tutte le pratiche inerenti l’apprestamento delle sedi operative. Nel 1999 avevo abbandonato da due anni l’insegnamento e mi dedicavo esclusivamente alla professione di ingegnere.

Avevo appena concluso l’esperienza politica e nel volontariato nell’Associazione Lotta Contro i Tumori Renzo e Pia Fiorot, per la quale ho svolto per molti anni attività di divulgazione sui temi ambientali. Avevo appena iniziato a occuparmi di una piccola azienda agricola che oggi è un riferimento internazionale nel settore della floricoltura.

L’etica della conoscenza mi è stata trasmessa da mio padre, insieme al valore del saper fare. Ho iniziato a frequentare l’officina paterna da giovanissimo, imparando a operare nel settore meccanico e della carpenteria, che poi ho affinato con la teoria come Perito Industriale e come Ingegnere Meccanico.

Ancora oggi cito spesso i suoi insegnamenti, uno su tutti: mai paura tanta, sempre un pochet alla volta. Traduzione: mai prendere paura di un grande problema, affronta i grandi problemi dividendoli in tanti piccoli problemi.

Entrare di ruolo nell’insegnamento è stata una bella sfida. Ho preso l’abilitazione in tre materie nello stesso anno, mentre già insegnavo e svolgevo la professione. La sfida successiva è stata il consolidamento dell’attività professionale, che mi ha portato a operare nel settore ambientale anche come amministratore pubblico. Ma la sfida più grande è la famiglia. Creare un sistema di relazioni con persone di qualità per guardare al passato e al futuro con serenità.

Il mare con la sua tranquillità e la sua imperiosa forza mi trasmette energia positiva. Soprattutto quando non c’è troppa gente. Il mare ai Caraibi, con il tripudio di colori del cielo e dell’acqua, le maree impressionanti dell’Atlantico, dove mi sono perso a calcolare l’energia impressionate del moto ondoso.

Su un’isola deserta porterei una canna da pesca perché, con la mia esperienza giovanile, mi assicurerebbe il pranzo. Poi una cassa di libri di storia e filosofia, per passare proficuamente il tempo. Infine un coltello, perché con quello puoi costruire molte cose.

Il miglior consiglio è quello di mio padre: ne par torto, ne par rason, no sta farte meter in preson.

Emiliano
Maso

Serenità all’orizzonte

Connection per me è energia. È impossibile entrare in azienda senza avere la percezione di un ambiente dinamico e stimolante. Come consulente informatico di Connection, posso testimoniare la capacità di Roberto nel coinvolgere le persone e nel farle sentire sempre parte del progetto.

25 anni fa ero un giovane consulente informatico, agli inizi della mia attività imprenditoriale. Google era appena nato e nessuno immaginava quanto avrebbe cambiato il mondo. Ricordo la preoccupazione per il Millennium Bug, il famoso Y2K. C’era il timore che il passaggio all’anno 2000 potesse causare gravi problemi ai sistemi informatici.

La mia passione per l’informatica, la curiosità e il desiderio di creare qualcosa di mio mi hanno spinto a migliorare continuamente. Avviare il mio business da zero è stata una grande sfida. Ho dovuto imparare ogni aspetto dell’attività: dalla contabilità al marketing, dalla formazione alla gestione dei collaboratori.

Ho imparato ad analizzare gli errori e a usarli come opportunità di crescita. Ho imparato l’importanza della gestione del tempo e delle priorità, per far coesistere lavoro e famiglia.

Un posto che mi fa sentire bene è il mare. Mi trasmette energia positiva, mi mette allegria e, a volte, una dolce tristezza. C’è qualcosa di magico nel silenzio dell’alba o del tramonto, quando il suono delle onde riempie l’aria. Posso viaggiare con la mente e trovare una connessione profonda con me stesso. Staccare la spina e ricaricarmi. Il mare che sento più vicino è quello di Jesolo. Ci andavo da bambino con i miei genitori. Ho festeggiato lì il giorno della maturità. Ci sono stato in vacanza con gli amici e con la famiglia.

Se dovessi scegliere tre cose da portare su un’isola deserta, sarebbero un coltellino svizzero per la sopravvivenza e le attività quotidiane, un diario con una penna per annotare pensieri ed esperienze, una reflex per fare le foto che poi qualcuno vedrà.

Il miglior consiglio ricevuto? Impegnati sempre e comportati correttamente. Mai arrendersi, perché se hai lavorato bene, alla fine i risultati arrivano.

Andrea
Pavanetto

Go for it, never stop

Con Connection c’è una forte collaborazione cominciata oltre dieci anni fa. Ho affiancato l’azienda in alcuni percorsi di certificazione, ma la nostra è una connessione che va ben oltre all’affidamento dell’incarico. Si è creato un grande rapporto basato sulla reciproca fiducia, sull’intesa e sulla collaborazione.

Quando è nata Connection, io mi stavo laureando all’Università di Firenze. Avevo sempre lavorato sin da giovane, ma mi sono laureato relativamente tardi perché ero anche studente, lavoratore e sportivo a livello professionale. Giocavo nel vivaio della Benetton Treviso. Nella mia carriera sportiva ho vinto due scudetti italiani giovanili e vari campionati seniores in diverse categorie.

25 anni fa ero di fronte a una scelta di vita fondamentale. Restare a Firenze, dove avevo vissuto per otto anni e dove avevo già offerte di lavoro, oppure ritornare in Veneto per seguire un’impresa di costruzione immobiliare della quale sarei stato Amministratore Unico. Fortunatamente ho scelto quest’ultima opzione.

Ho affrontato molte sfide stimolanti lungo il mio percorso. Ad esempio la prima stagione estiva in cui ho lavorato in cucina, o il riuscire a coniugare lo sport con un ottimo rendimento scolastico. Ricordo con piacere anche il primo scudetto Cadetti con la Benetton. Con la forza di un gruppo magicamente unito abbiamo battuto una squadra molto più forte di noi.

Dopo aver smesso di giocare a basket sono passato dal pesare 90 chili a pesarne 139, con difficoltà enormi a schiena e ginocchia. Con l’esempio e il consiglio di una grande persona, ho iniziato prima a camminare regolarmente, poi a corricchiare e adesso ho già fatto tre volte la maratona di New York e completato le six majors, le sei maratone più importanti al mondo: New York, Berlino, Chicago, Tokyo, Boston e Londra.

La prima volta a New York mi sono dovuto fermare diverse volte per alcuni problemi. Poi mi è passato davanti un ragazzo senza una gamba che correva con le stampelle, con il sangue che colava dalle ascelle. Mi ha urlato Go for it, Never stop. Go for it era l’urlo che usavamo alla Benetton. Sono arrivato al traguardo e mi sono svegliato dopo un’ora nel presidio del pronto soccorso.

Il miglior consiglio che abbia mai ricevuto è senza dubbio quello del mio allenatore e mentore di Firenze. In quel periodo ero tornato a casa per problemi familiari e lui mi disse: Andrea devi tornare a Firenze e laurearti, e poi devi continuare sempre a studiare, non devi mai smettere di imparare qualcosa di nuovo o di migliorare quello che hai e che fai.

Daniele
Pezzali

Gli occhi della fiducia

Incontrai per la prima volta Roberto nel 2014. Ero direttore acquisti in un’importante azienda che produce condizionatori e pompe di calore. Cercavo un fornitore per la manifattura di quadri elettrici, un imprenditore di vedute aperte che approcciasse l’attività in maniera innovativa.

La prima visita in Connection mi impressionò molto: il quadro elettrico era concepito nello sviluppo di progettazione in tutte le sue fasi a monte per arrivare all’industrializzazione del prodotto e consentire agli operatori a valle di assemblare le connessioni attraverso un percorso guidato sui tablet.

Quel metodo, assolutamente innovativo, si dimostrò competitivo e di maggior qualità rispetto al prodotto realizzato dai concorrenti che operavano in maniera tradizionale. Il mio percorso professionale è cominciato nel 1987 e si è sviluppato nel corso di trentadue anni attraversando la funzione acquisti di sette multinazionali.

Le sfide del passato e quelle del presente hanno un unico comune denominatore: la gestione del cambiamento. Ne parlo nei libri Storia di un buyer del 2019 e Gli acquisti: le sfide di ieri, oggi e domani del 2023. Il 1999 fu un grande anno anche per me. Nacque Davide, il mio primo figlio. Ero pieno di energia e tanta ce ne voleva per seguire un bambino così vivace. Ebbi una promozione sul lavoro e diventai responsabile degli acquisti di due divisioni aziendali. Negli ultimi cinque anni ho aperto la mia attività di consulente aziendale e formatore per l’area procurement e supply chain.

Un cambiamento atteso da anni, che ho avuto il coraggio di intraprendere nel 2019. Roberto e altri imprenditori mi hanno dato fiducia, affidandomi la formazione professionale dell’area procurement. Sarò sempre riconoscente a queste persone. Mia madre diceva sempre che da piccolo ero un bambino bravo, ma molto impegnativo. Lei mi ha sempre spinto a credere nei miei desideri e ad avere fiducia in me stesso.

Se devo scegliere tre cose da portare su un’isola deserta sono la mia maschera da sub, un’amaca e la pila di libri che ho nell’armadio e che non trovo il tempo di leggere.

Mi piace il mare della Sardegna, ma ciò che mi trasmette più energia positiva sono gli occhi delle persone che hanno fiducia in me, quando mi permettono di entrare nel profondo delle loro pupille.

Entrare davvero in sintonia con qualcuno è una bellissima esperienza.

Alessandro
Pisano

Voci fuori dal coro

Rappresento LiberaMente, una società di consulenza sulla organizzazione dei processi aziendali calati sui sistemi informativi e mi sento parte attiva della crescita tecnologica e informatica di Connection.

Ho conosciuto l’azienda nel 2017 e ho trovato un titolare dinamico, pieno di energia e di voglia di affrontare continuamente nuovi progetti e sfide. È tuttora un piacere aiutare Connection nello sviluppo e nel coordinamento dei progetti che Roberto continua a proporre anno dopo anno.

Alla nascita di Connection, ero un libero professionista che si era messo in proprio da poco, dopo quindici anni di lavoro dipendente in un gruppo informatico udinese, in cui ero cresciuto nelle diverse mansioni.

Da libero professionista, avevo iniziato un importante lavoro di progettazione di un ERP gestionale, ritrovando un mio vecchio collega che, proprio 25 anni fa, ha fondato insieme a me la società che tuttora rappresento.

Il nostro obiettivo era operare in maniera radicalmente diversa rispetto alle aziende di software dell’epoca. Non volevamo costringere le aziende a modificare i propri processi per adeguarsi al modo in cui il software era stato pensato. Volevamo analizzare i problemi e aiutare le aziende adeguando il software alle procedure e alle necessità aziendali. Il nostro non era un prodotto da acquistare, ma un progetto da realizzare.

È difficile identificare una singola persona che ha ispirato la mia crescita. Moltissime persone hanno contribuito ad arricchire la mia esperienza. Ogni nuovo cliente ha rappresentato un tassello di questo importante mosaico. Forse, tra tutti, il mio socio Maurizio è stato per me uno sprone costante e un esempio continuo. Le grandi sfide del mio percorso sono state quelle della vita privata. Sposarmi. La nascita e la crescita di due figli, vederli arrivare alla laurea e uno anche al matrimonio. Estinguere il mutuo di acquisto della casa.

Ho la passione del canto e sono direttore di coro dall’età di 15 anni. Tra le sfide più emozionanti ricordo l’organizzazione di una tournée in Brasile, in Canada e negli Stati Uniti, e la direzione del coro alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica.

Il palco e la musica rappresentano per me una grande fonte di energia positiva. Mi rilassano e mi ricaricano. Il momento più bello è riuscire a trasmettere col canto una emozione, qualunque essa sia, che resti nell’animo di chi ascolta.

Il miglior consiglio mai ricevuto? Non preoccuparti: occupati!

Ivano
Rizzon

Grandi idee, piccoli sentieri

Un amico comune mi ha presentato a Roberto circa dieci anni fa, ci siamo conosciuti e subito apprezzati professionalmente. Abbiamo in comune la passione per la lean production e la sua applicazione.

Progettavamo di fare insieme qualcosa nel mondo dei cablaggi. Poi per impegni di entrambi il progetto è sfumato, ma non l’amicizia e la stima reciproca, che è rimasta intatta e si è rafforzata nel tempo. Ci sentiamo spesso per lavoro o anche solo per un confronto.

Io nel 1999 ero in Clivet, azienda metalmeccanica costruttrice di macchine per la climatizzazione situata a Feltre. Ero responsabile di due plant produttivi, dove lavoravano 150 operai e 10 impiegati.

Se penso a qualcuno che ha ispirato la mia crescita in quel periodo, mi viene in mente Bruno Bellò che era il titolare della Clivet. Da lui ho imparato a non mollare mai, a cercare la causa e non la colpa. È il miglior consiglio che io abbia mai ricevuto. Poi, nel 2009, mi sono specializzato nei metodi lean con un master in Lean Management al CUOA di Altavilla Vicentina.

La mia vita è stata ed è ancora una sfida continua. Dopo i ventitré anni in Clivet, che sono stati una continua crescita professionale e di responsabilità nell’ambito operations, ho sentito il bisogno di mettermi nuovamente in discussione. Così ho iniziato un nuovo percorso per rimettermi in gioco grazie al bagaglio professionale che mi ero costruito. Ho vissuto varie esperienze sempre in ambito operations che mi hanno ulteriormente arricchito.

Oggi sono all’interno di Steelco, da Giugno 2023 SteelcoBelimed, e mi occupo di organizzazione dei flussi in ambito operations, di industrializzazione dei processi produttivi e di formazione in ambito lean organization.

Più che in un luogo in particolare, l’energia la trovo nel camminare con il mio cane o nel pedalare in e-bike sui sentieri in mezzo ai boschi nelle vicinanze di casa mia o sui sentieri di montagna. Mi aiuta tantissimo a ricaricarmi, ad avere sempre un pensiero positivo. Adesso, per la mia attuale situazione fisica, ho dovuto smettere, ma ne sento forte la mancanza e sono certo che presto riprenderò a percorrere i miei percorsi.

Se dovessi scegliere tre cose da portare su un’isola deserta, sarebbero delle pedule per camminare, una corda per legare e un’accetta per tagliare.

Cristian
Salamon

Costruire un amore

Quello con Connection è un rapporto ormai quasi ventennale. Un periodo in cui ho visto succedere molte cose e ho avuto la fortuna di assistere alla trasformazione dell’azienda dall’interno, quindi da una posizione privilegiata.

Dalla piccola azienda che realizzava quadri elettrici in un garage, fino ad avere due sedi per far fronte alla produzione. Ho visto la prima macchina che tagliava i cavi a misura e successivamente la prima stampante che scriveva sui cavi. Poi le macchine sono diventate due e poi tre. Ho visto l’evoluzione informatica dell’azienda con l’arrivo dei primi tablet in produzione e ho vissuto in prima persona ben due traslochi.

Quando è nata Connection, nel 1999, ero un semplice studente delle scuole medie che stava affrontando la terza, perciò era l’anno degli esami finali e, soprattutto, era l’anno in cui si sceglieva il nuovo percorso scolastico per la scuola superiore. Dai primi test fatti, è apparso che gli istituti tecnici sarebbero stati giusti per me, infatti frequentai l’ITIS di Conegliano dove mi diplomai come perito elettrotecnico.

Alla fine fu la scelta giusta, dopo gli esami arrivò la chiamata da parte di Connection e il colloquio andò bene. Durante questi anni, la mia famiglia, e in particolare la mia compagna, hanno sicuramente ispirato e sostenuto la mia crescita. Naturalmente, avere la fiducia di Roberto per questi diciannove anni è stato molto importante per me.

In azienda, posso dire che di sfide ce ne sono state davvero tante. Appena assunto, volevo dimostrare di essere un ragazzino che impara in fretta e non vedevo l’ora di mettere in pratica quello che imparavo. Volevo dimostrare di poter fare anche i lavori più difficili, di capire l’evoluzione tecnologica in atto, di poter rappresentare l’azienda e infine di poter gestire una linea, capire come eseguire i lavori e gestire il personale. Mai una tregua!

Sono una persona fortunata perché il luogo che più di tutti mi trasmette energia positiva è quello in cui abito. Amo stare con la mia compagna e insieme stiamo costruendo il nostro futuro.

Se dovessi scegliere tre cose da portare su un’isola deserta, sarebbero oggetti che mi rappresentano e mi ricordano chi sono: un pallone, un casco e un cacciavite.

Ho ricevuto tanti consigli e molti per fortuna li ho ascoltati essere sempre se stessi, guardare sempre avanti. In Connection il miglior consiglio è stato quello di guardare il bicchiere mezzo pieno perché a ogni problema c’è sempre una soluzione.

Fausto
Salvador

Vivi come ti alleni

Conosco Roberto da più di dieci anni. Aveva una piccola realtà e tanta voglia di crescere. Da quando ci siamo conosciuti si è creato un rapporto professionale di fiducia e profondo rispetto reciproco. Al rapporto di lavoro si è affiancato un rapporto di amicizia che mi vede molto affezionato a Roberto, alla sua azienda e alla sua famiglia.

25 anni fa ero un giovane professionista in uno studio associato di Trieste. Avevo superato l’esame di stato per l’abilitazione alla professione e ottenuto la promozione a partner dello studio. Ero sposato da poco, avevo molto entusiasmo per il mio lavoro e tanta voglia di crescere.

Ho sempre avuto modelli positivi nella mia carriera. All’inizio, Giovanni Bossi, mentore e fondatore del mio studio, è stato una figura fondamentale. In generale, amo circondarmi di persone positive, sia nella vita che nel lavoro. Fortunatamente sono dotato di molta energia creativa e pertanto non esaurisco mai la mia spinta evolutiva.

Le grandi sfide del mio percorso sono state la gestione dei collaboratori, la loro formazione e motivazione, la crescita personale in termini di know how e capacità relazionali.

Sono un appassionato di atletica leggera. Mi alleno e competo da circa vent’anni in gare di velocità dai 100 ai 400 metri piani. Devo dire che la pista di atletica è un luogo che mi mette in pace con me stesso. Mi piace frequentarla sia quando ci sono altri atleti che quando non c’è nessuno. Mi trasmette molta energia.

Se non posso portare con me altre persone, su un’isola deserta porto scarpe da corsa, libri da leggere e un coltello da caccia.

Il miglior consiglio che ho ricevuto? Non ricevo molti consigli. Diciamo che spesso mi consiglio e motivo da solo. Uno degli ultimi che mi sono appuntato è fai sempre il massimo, il meglio che puoi. Non dovresti mai smettere di lottare per l’eccellenza in tutto ciò che fai.

Daniele
Stolfo

Trasmissioni musicali

Quello con Connection è un rapporto molto intenso, sicuro, basato sulla stima e fiducia reciproca. Fin dall’inizio abbiamo avuto un ottimo feeling che ci ha accompagnato in questi 25 anni. Con Roberto siamo stati pionieri in tante cose, siamo stati solidali in molte altre e quando è stato necessario siamo intervenuti insieme dal cliente.

Ricordo oltre vent’anni fa un viaggio estenuante fino a Vienna, andata e ritorno in auto in giornata, per un problema sollevato dal cliente che alla fine… non c’era. Roberto non fece una piega, nessuna lamentela né pretesa nonostante il sacrificio. Il nostro è un rapporto basato anche su una bella amicizia nata e cresciuta in ambito professionale, che ha segnato e contraddistinto anche la mia crescita imprenditoriale.

25 anni fa ero il Direttore Generale di un’azienda, oggi concorrente della mia, grazie alla quale ho conosciuto Roberto. Io manager rampante con tanta voglia di arrivare e lui un giovane con tanta voglia di fare. A causa del Target Price imposto dal cliente finale, non siamo riusciti subito a collaborare. Poco tempo dopo, quando fondai la mia azienda, non ho avuto dubbi su chi scegliere come partner per la futura gamma di prodotti. Nonostante siano passati cinque lustri e viviamo oggi una dimensione assai diversa, io e Roberto non siamo cambiati caratterialmente… Io, almeno, mi sento solo invecchiato!

La mia crescita è stata ispirata dalla voglia di essere innovativo, di sviluppare qualcosa di nuovo e di seguire le evoluzioni e le tendenze del mercato con una certa creatività. La sfida più grande è stata quella di partire da zero con una mia società e raggiungere i più alti vertici europei. Una seconda sfida, legata alla prima, è stata produrre componenti che fossero più ecocompatibili e affidabili rispetto a quelli presenti sul mercato. Anche questa sfida credo sia stata vinta alla fine.

Io l’energia la ricevo dalla musica, musica che ho promosso e trasmesso negli anni della mia gioventù quando per ben sette anni mi sono dedicato alla radio e al mondo della comunicazione in generale. Una musica che custodisco gelosamente: conservo 700 vinili d’epoca e appena posso me li godo a casa nel mio Hi-Fi corner con la mia consolle.

Posso portare solo tre cose su un’isola deserta? Scelgo una radio, un libro di storia e degli amici. Non si possono portare amici? Ma io non so stare da solo!

Il miglior consiglio che ho ricevuto da qualcuno, sul piano professionale, è che qualsiasi prodotto bisogna prima venderlo e poi farlo. Mai l’inverso.